Castello di Monticello d'Alba

Il Parco

Il parco del Castello di Monticello d'Alba venne fatto costruire dai Vescovi di Asti per difendere i confini del contado, dopo la devastante calata dei Saraceni su Alba nel 920 d.C. Non era, ovviamente, la costruzione...

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Il parco del Castello di Monticello d'Alba venne fatto costruire dai Vescovi di Asti per difendere i confini del contado, dopo la devastante calata dei Saraceni su Alba nel 920 d.C. Non era, ovviamente, la costruzione che vediamo attualmente; essa ,infatti venne seriamente danneggiata nel 1187 durante un assedio prolungatosi per quasi tre anni e ricostruita nel 1348, quando il feudo di Monticello passo ai Malabaila. Nel 1372, però, i Monticellesi, esasperati dalle angherie dei loro Signori, chiesero aiuto ai Conti Roero o Rotarii che, scacciati i Malabaila, ricevettero in ricompensa dal Vescovo i territori di Monticello e di Castagnito.

Nel Castello vennero compiuti dei radicali restauri nel 1787 in occasione del matrimonio di Francesco Gennaro, Vicerè di Sardegna, con Paola del Carretto di Gorzegno, senza tuttavia alterare la struttura medievale all'esterno. I lavori, quindi coinvolsero gli interni, trasformando il Castello in una piacevole ed elegante dimora signorile di campagna. Vennero eliminati parte degli elementi difensivi, sostituendo il ponte levatoio con uno scalone in pietra e colmando i fossati ed all'interno si procedette a nuove decorazioni pittoriche secondo il gusto settecentesco.

Nel 1827 Xaverio Kurten già autore delle trasformazioni del Parco Reale di Racconigi, disegnò il parco all'inglese che si estende tutt'attorno alla collina.

Giustamente indicato come "esempio tipico di residenza fortificata", Monticello può vantare una particolarità architettonica molto singolare: la presenza di tre torri e ognuna con pianta e dimensioni differenti: una torre quadrata, una rotonda, e l'ultima ottagona.

Il Castello si sviluppa su tre piani sui quali sovrasta il passaggio di ronda munito di merlature ghibelline e di caditoie.

Salendo lo scalone di pietra, si accede alla Sala delle Armi, dove si trova una raccolta di armi di varie epoche, ed attigua ad essa la Cappella votata a Santa Barbara. Al piano superiore, si può ammirare la Sala dei Quadri con i ritratti della famiglia dei Roero, e sulla volta, gli stemmi delle mogli dei maschi primogeniti della famiglia. Proseguendo nel percorso si attraversa la Sala del Biliardo per poi accedere alla Galleria di Diana Cacciatrice, tipico esempio del Settecento piemontese. Il cortile, situato all'altezza del primo piano rialzato, presenta, ancora intatto l'antica struttura del Trecento.